LA CONSULENZA
FILOSOFICA
La
consulenza filosofica è una relazione d'aiuto che non intende
curare chi vi fa ricorso ma incentivare le sue capacità di prendersi
cura di sé e della propria esistenza contribuendo a chiarificare
il senso che emerge dal suo modo di pensare ed agire e, dunque,
la visione del mondo che soggiace, spesso inconsapevolmente, a tali
comportamenti.
L'idea è che: "una migliore comprensione della tua visione del mondo,
cioè del modo in cui concepisci te stesso e il tuo ambiente, ti
aprirà probabilmente nuovi modi di relazionarti a te stesso e al
tuo mondo". (R. Lahav, Comprendere la vita).
Esperto in visioni del mondo
e interpretazioni della realtà, il consulente filosofico mette
a disposizione del consultante la sua competenza offrendogli la
possibilità d'inquadrare i suoi problemi esistenziali da prospettive
diverse rispetto a quelle dalle quali è solito analizzarli. Spesso
la chiave di volta di una questione può infatti provenire dallo
stesso problema osservato sotto una diversa luce. Consapevole di
questo, il consulente filosofico non fa altro che permettere
al consultante di trovare la propria strada per la risoluzione dei
suoi problemi dopo aver realmente capito perché questi gli si rivelavano
come tali.
Convinto che la vita di ciascun
individuo rappresenti un esperienza unica ed una storia a sé e riconoscendo
socraticamente pari dignità di pensiero e ragionamento al suo interlocutore, il consulente filosofico non fornisce risposte generalizzate
ma insegna a orientare diversamente le domande, nel convincimento
che, come scrive Gadamer: " la
trovata che permette la risoluzione di un problema, non consiste
probabilmente nel fatto che ad un certo punto viene in mente la
soluzione, ma piuttosto nel fatto che viene in mente la domanda
che ci mette sulla via aperta e in tal modo rende possibile la risposta" (G. Gadamer, Verità e metodo, vol. 1)
Molte volte, infatti, determinate
situazioni ci appaiono senza via d'uscita semplicemente perché ci
fissiamo a guardarle da un punto di vista che si rivela inadeguato:
in questi casi, come ha scritto Wittgenstein, "la filosofia
è una terapia" che consiste nel dare "battaglia contro l'incatenamento
del nostro intelletto" (Ricerche Filosofiche) e nell'"indicare
alla mosca la via d'uscita dalla bottiglia nella quale è rimasta
intrappolata" (Ricerche Filosofiche) ponendosi, fuor di metafora,
domande che "sono per la maggior parte non false ma insensate" (Tractatus
Logico-philosophicus).
Ma il confronto dialogico
tra il consultante il consulente filosofico non permette solo di
facilitare la comprensione della questione sulla quale ci
si sta interrogando, ma anche di far apparire quei tratti peculiari
della personalità e del carattere del consultante, che questi spesso
misconosce o con i quali, perlomeno, non è abituato a confrontarsi: "agendo e parlando gli uomini mostrano chi sono, rivelano attivamente
l'unicità della loro identità personale (...).
Questo rivelarsi del
"chi" qualcuno è, in contrasto con il "che cosa" - le sue qualità
e capacità, i suoi talenti, i suoi difetti, che può esporre o tenere
nascosti - è implicito in qualunque cosa egli dica o faccia. (...) ma la rivelazione dell'identità quasi mai è realizzata da
un proposito intenzionale, come se si possedesse questo "chi" e
si potesse disporne allo stesso modo in cui si possiedono le sue
qualità e si può disporne. Al contrario è più che probabile che
il "chi", che appare in modo così chiaro e inconfondibile agli occhi
degli altri, rimanga nascosto alla persona stessa (...).
Questa capacità di rivelazione
del discorso e dell'azione emerge quando si è con gli altri"
nell'imprevedibilità del discorso " in cui ci si svela senza mai
conoscersi, o essere in grado di calcolare in anticipo chi si rivela".
(Hannah
Arendt, Vita activa).
In questo modo il consulente filosofico non discute solo
con le idee ma anche con le emozioni e le passioni del consulente
del quale cercherà di cogliere, come dice Heidegger, la "tonalità
emotiva" che lo apre al mondo;
il suo modo, per così dire, di sintonizzarsi con la realtà a partire
dal suo originario stato d'animo.
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