La consulenza filosofica ritiene di poter aiutare gli individui ad accogliere ed orientare in maniera feconda le domande di senso che la vita, specie in fasi particolarmente difficili della nostra esistenza, ci pone e alle quali ci chiama a rispondere. Dilemmi etici, situazioni problematiche, fasi di spaesamento o, più semplicemente, momenti di ricerca di una maggiore consapevolezza e comprensione del nostro modo di essere al mondo e di relazionarci alla vita e agli altri.

Diversamente dai dilaganti fenomeni di medicalizzazione della vita filosofica che considerano patologica ogni forma di disagio o malessere, la consulenza filosofica non intende curare chi vi fa ricorso ma incentivare le sue capacità di prendersi cura di sé e della propria esistenza  contribuendo innanzitutto a chiarificare il senso che emerge dal suo modo di pensare ed agire, dalla visione del mondo che soggiace, spesso inconsapevolmente, a tali comportamenti.
Come ha spiegato Lahav, consulente filosofico israeliano, l'idea è che: "una migliore comprensione della tua visione del mondo, cioè del modo in cui concepisci te stesso e il tuo ambiente, ti aprirà probabilmente nuovi modi di relazionarti a te stesso e al tuo mondo". (R. Lahav, Comprendere la vita) e che, come ha scritto Achenbach, ciascuno di noi ha una personale filosofia di vita il cui peso sulla nostra esistenza è spesso inversamente proporzionale alla consapevolezza che ne abbiamo (G. B. Achenbach, La consulenza filosofica).

Esperto in visioni del mondo e interpretazioni della realtà, il consulente filosofico, mette a disposizione del consultante la sua competenza offrendogli la possibilità d'inquadrare i suoi dilemmi esistenziali da prospettive diverse rispetto a quelle dalle quali è solito analizzarli. Spesso la chiave di volta di una questione può infatti provenire dallo stesso problema osservato sotto una diversa luce. Consapevole di questo, il consulente filosofico non fa altro che permettere al consultante di mettere a fuoco i propri dilemmi, capirne l’origine, valutarne la gravità, ripensarne il significato, permettendogli di trovare la propria strada per una loro risoluzione o un loro ridimensionamento guadagnato dopo aver realmente capito per quali ragioni essi gli si rivelavano come tali.
Come Gadamer, la consulenza filosofica è infatti convinta che "la trovata che permette la risoluzione di un problema, non consiste probabilmente nel fatto che ad un certo punto viene in mente la soluzione, ma piuttosto nel fatto che viene in mente la domanda che ci mette sulla via aperta e in tal modo rende possibile la risposta" (G. Gadamer, Verità e metodo, vol. 1)
Molte volte, infatti, determinate situazioni ci appaiono senza via d'uscita semplicemente perché ci fissiamo a guardarle da un punto di vista che si rivela inadeguato: in questi casi, come ha scritto Wittgenstein, "la filosofia è una terapia" che consiste nel dare "battaglia contro l'incatenamento del nostro intelletto" (Ricerche Filosofiche) e nell'"indicare alla mosca la via d'uscita dalla bottiglia nella quale è rimasta intrappolata" (Ricerche Filosofiche) ponendosi, fuor di metafora, domande che "sono per la maggior parte non false ma insensate" (Tractatus Logico-philosophicus).

Ma il confronto dialogico tra il consultante il consulente filosofico non permette solo di facilitare la comprensione della questione sulla quale ci si sta interrogando, ma anche di far apparire quei tratti peculiari della personalità e del carattere del consultante, che questi spesso misconosce o con i quali, perlomeno, non è abituato a confrontarsi: "agendo e parlando gli uomini mostrano chi sono, rivelano attivamente l'unicità della loro identità personale (...).
Questo rivelarsi del "chi" qualcuno è, in contrasto con il "che cosa" - le sue qualità e capacità, i suoi talenti, i suoi difetti, che può esporre o tenere nascosti - è implicito in qualunque cosa egli dica o faccia.
(...) ma la rivelazione dell'identità quasi mai è realizzata da un proposito intenzionale, come se si possedesse questo "chi" e si potesse disporne allo stesso modo in cui si possiedono le sue qualità e si può disporne. Al contrario è più che probabile che il "chi", che appare in modo così chiaro e inconfondibile agli occhi degli altri, rimanga nascosto alla persona stessa (...).
Questa capacità di rivelazione del discorso e dell'azione emerge quando si è con gli altri" nell'imprevedibilità del discorso " in cui ci si svela senza mai conoscersi, o essere in grado di calcolare in anticipo chi si rivela". (Hannah Arendt, Vita activa).
In questo modo la consulenza filosofica si delinea come un’esperienza di crescita e consapevolezza che parte dalla propria biografia e che chiama in causa, oltre ai nostri pensieri, anche con le emozioni e le passioni che ci caratterizzano partendo da quella che con Heidegger, definiamo la particolare "tonalità emotiva" con la quale ciascuno si apre al mondo.

 

"La filosofia è la vita che si prende cura di sè".

R. Safranski

La consulenza filosofica

Gadamer

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